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Un sintetizzatore vocale, donato dall’Associazione Industriali di Vicenza, gli permetterà di inviare e ricevere e-mail.
Una finestra sul mondo. Per Gianluca Bolzon, costretto in un letto d'ospedale da diciassette anni, il computer donatogli dall'Associazione Industriali di Vicenza sarà la prima occasione, per varcare, anche se in modo virtuale, i confini della sua stanza.
Gianluca è stato vittima di un incidente stradale quando era soltanto un ragazzo. Era passeggero di un’auto condotta da un amico, rimasto indenne dal terribile schianto. Da quel giorno del lontano 1992 sono seguiti anni di cure e di sofferenze, ricoveri in molteplici ospedali e, soprattutto, tanta solitudine. Un dramma che, tuttavia, non ha mai scalfito la sua voglia di vivere ed il desiderio di combattere.
Dalla sua camera del reparto di riabilitazione di Lonigo (Vicenza) non ha smesso di preoccuparsi dei diritti dei malati, di ribadire il suo fermo no all'eutanasia e di coltivare le sue grandi passioni, come la Formula 1. Ma se il suo mondo, fino a ieri, finiva sull'uscio della stanza numero 1 del secondo piano, ora lo attendono nuove possibilità. Con il computer regalatogli da Assindustria Vicenza, Gianluca potrà comunicare con l'esterno attraverso un programma sofisticato di riconoscimento vocale. La paraplegia gli consente di muovere solo il capo, inoltre è costantemente collegato con un respiratore, ma può parlare senza fatica grazie ad un piccolo altoparlante posizionato in gola. Il presidente dell'Associazione, Roberto Zuccato, era venuto a conoscenza della vicenda dal vescovo di Vicenza mons. Cesare Nosiglia, che ha voluto essergli accanto alla consegna del sofisticato apparecchio in grado, con il suo transistor, di trasferire le parole direttamente sulla tastiera.
Il gesto, che è stato anche l'occasione per trascorrere del tempo in sua compagnia, è testimonianza di una delicata sensibilità verso chi si trova in una situazione difficile e dolorosa ed è una risposta all'appello che, più volte, Bolzon aveva formulato: «La società non si dimentichi di noi. I malati hanno bisogno di sostegno, di azioni concrete e di strutture. Così pure le loro famiglie che, spesso, da sole, non sono in grado di farcela. La vita è un bene prezioso, che merita sempre di essere vissuta, anche nelle condizioni più critiche, come la mia, ma è importante che i politici, le istituzioni, le organizzazioni diano il loro appoggio e non si limitino a meri proclami. Diano il via ad azioni concrete, cercando di reperire i fondi necessari. Non dimentichiamo che altre tredici persone, nell'Ulss 5, sono come me immobilizzate a letto e costrette alla respirazione artificiale e che molti di loro sono giovanissimi». Un passo importante è stato compiuto. Grazie alla tecnologia, potrà abbattere un muro d'isolamento e intrattenere rapporti con amici e parenti, fare amicizia con persone di tutto il mondo, essere informato e conoscere realtà che, sinora, gli sono sempre state precluse.
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